18 novembre 2010

Secondo l'articolo 530, comma 2 del codice di procedura penale.

La sentenza della Corte d’Assise di Brescia sulla strage di Piazza della Loggia  ha suscitato il solito codazzo di polemiche, indignazioni, lamenti, piagnistei. Verità e Giustizia. Fame e Sete. Naturalmente non mi riferisco ai parenti delle vittime, verso i quali personalmente provo una vergogna infinita per tutto questo schifo.
Ieri, durante la discussione alla Camera sul Bilancio di previsione dello Stato per il 2011 ed il triennio 2011-2013, alcuni deputati hanno voluto esprimere i propri sentimenti sulla sentenza. Il resoconto può essere letto qui. Sul livello degli interventi faccio passare il silenzio, se non per dichiarare la particolare irritazione che mi suscitano le parole del Presidente di turno,  On. Buttiglione. Apprendo che la fiducia nei confronti dello Stato è stata in parte ricostituita, e grazie a loro. Vabbè.
Quando i mezzi di informazione affrontano in massa l’argomento terrorismo è generalmente per trasmettere sentimenti di frustrazione e rassegnazione. La verità non riesce mai a saltare fuori, in fondo le cose si sanno pure, ma non ci sono mai condanne. Stessa cosa da parte dei politici, sempre indignati, sempre attenti a ricordare quanti anni sono trascorsi con l’unico risultato di un nulla di fatto. Qualche voce isolata prova a sottolineare i torbidi aspetti legati alle zone grigie, ai rapporti tra apparati dello Stato e organizzazioni eversive. Molto coraggioso, non c’è che dire. Tuttavia non si esce mai dalla logica da stadio, nella quale ognuno attacca e difende con una sciarpa al collo.
Sommessamente, mi permetto di dire che la storia della nostra Prima Repubblica è una roba tremendamente seria, da far tremare i polsi. Va oltre l’Italia, ma di tanto, e non mi riferisco certo agli Stati Uniti d’America o all’URSS. Quindi tutto questo circo che si crea intorno alle vicende giudiziarie è tremendamente secondario. Personalmente so che non ci sarà mai alcuna condanna significativa. Da nessun tribunale mi aspetto alcunché, se non gli atti, i documenti, le fonti dove attingere informazioni. L’importanza di quegli anni sta nel fatto che costituiscono un’occasione straordinaria per capire come funzionano le cose nel mondo, quali sono i rapporti di causa-effetto, quali gli schieramenti. Vogliamo dirlo? Sono l’occasione per affacciarsi sulla realtà. E questo è un fatto personale, non di massa.
Ho una gran voglia di onorare le vittime di Piazza della Loggia, ma non rincorrerò alcuna condanna penale, non cercherò soddisfazione vedendo un volto dietro le sbarre. Un giorno spero di poter dire che anche grazie ai morti del 28 maggio 1974 sono arrivato a riconoscere il bene ed il male, e le commistioni tra essi.
Avrò conquistato la Libertà.   

2 commenti:

studio compagno ha detto...

La Tua acutezza mi fa sentire fiero
perchè mi dice che ci sono giovani in Italia (perchè sono certo che tu sia un giovane) che analizzano e
danno pareri concreti sul passato che non è facile da leggere nè da interpretare e solo con la passione che Tu dimostri di avere è possibile arrivare a scrivere quanto detto in tutti i vari passaggi di ciò che scrivi correttamente in questo blog, perchè leggo con assiduità i Tuoi pensieri e non giudizi e sono estasiato nel leggerli.
Un vecchio nostalgico che vorrebbe cambiare tante cose e non può.
giuseppe maria

Andrea Biscàro ha detto...

Il post di Domenico e il commento di Giuseppe Maria onorano queste povere vittime... ora di piazza della Loggia, ieri di piazza Fontana... Il post di Osservatorio è di una finezza intellettuale decisamente rara. Tolstoj in "Guerra e pace" fa dire a un suo personaggio che "dov'è un tribunale è l'iniquità". Con le stragi e gli anni di piombo in generale, l'iniquità si innesta ancor prima che nei processi. Geluardi ha centrato il segno... ed il Senso.