17 maggio 2018

Rosso

Il mio secondo romanzo, intitolato Rosso, incentrato sul mistero delle Numbers Stations, è in vendita in ebook e cartaceo sulla piattaforma "Il mio libro".
La versione cartacea è anche disponibile su Amazon, IBS, e può essere prenotata presso le librerie Feltrinelli.



19 aprile 2018

Palle? No, balle!

Giornalisti!
Giornalai!
Scribacchini!
Ex Commissari!
Monaci!
Ricercatori amatoriali!
Studiosi!
Affini!

L'innocente studentessa americana che il 14 aprile 1979 doveva arrivare al trucco (Make Up) non si chiama Stephanie Pallas.
Si chiama Stefani Ballas.



L'innocente studente americano è morto il 6 marzo 2005.

Il professore accompagnatore negli ultimi mesi è finito sotto la lente della Commissione Moro 2, che ha scomodato Polizia, Carabinieri e AISE per produrre note riservate sul suo conto. Perché?
Il suo operato come interprete non è considerato soddisfacente?
Perché negli anni Settanta forse dimorava in Via di Monte Savello numero 30?
Perché nel 2008 puntava ad un disgelo tra gli Stati Uniti d'America e l'Iran di Mahmoud Ahmadinejad?
Perché non piacciono i suoi articoli sulla rivista "Affari Esteri"?
Perché alle Politiche del 4 marzo era candidato nel collegio Europa con il Partito Repubblicano Italiano - Ala?
Per il suo interesse per l'arte, interesse nato in Libia?

Una cosa è sicura: la Commissione Moro 2 ha ormai terminato i lavori.


 

13 marzo 2018

Caricamo o no?

Siccome esimi giornalisti, autori di inchieste di alto profilo, continuano a rifilare con approssimazione la storiella delle forze dell'ordine che perquisiscono in forze ed accuratamente il paese di Gradoli, in provincia di Viterbo, invece di fare irruzione nel covo BR di Via Gradoli, vale la pena ribadire che si tratta di una falsità smascherata da anni, grazie al film documentario di Carlo Infanti. L'intervento a Gradoli è stato ingigantito ad arte per sviare, confondere e fornire false piste. 




 















12 febbraio 2018

L'immancabile.

Nel suo libro "Un uomo così: ricordando mio padre",  del 2008, Agnese Moro scrive:
"La mattina, invece, c'era l'immancabile telefonata di Tullio Ancora. Alle sette. Sempre. Anche a Natale e a Pasqua. Anche lì lunga conversazione telefonica, che ci toglieva anche qualche altro momento della mattina in cui saremmo potuti stare un poco con lui."
Tullio Ancora fu consigliere costituzionale e stretto collaboratore di Aldo Moro. Non mi risulta che sia mai stato chiesto al Dottor Ancora se ci fu una telefonata la mattina del 16 marzo 1978. Può sembrare un dettaglio poco significativo ma non è così, infatti sarebbe importantissimo conoscere lo stato d'animo del Presidente a poche ore dalla votazione di fiducia al governo Andreotti, che tanto lo impegnò. Inoltre potrebbe dirimere gli ultimi dubbi sul programma che lo statista aveva per quella mattina, che non è stato mai chiarito definitivamente. Non solo, ci sono almeno un paio di circostanze che legano il dottor Ancora ad aspetti oscuri del caso.
Il 29 aprile del 1978 Tullio Ancora riceve dalle mani della signora Moro tre lettere scritte dal marito, delle quali una indirizzata a lui.

     
In fondo alla pagina è indicato il suo indirizzo, ma è errato. Come dichiara lo stesso Ancora, ascoltato come teste dal Dottor Amato il 18 settembre del 1978, lui abita in Via Ajaccio, non in Via Livorno. Anche il numero civico è sbagliato, secondo Tullio Ancora il Presidente Moro è semplicemente caduto in errore. Forse la pensa così anche Miguel Gotor, visto che nella sua scrupolosa analisi delle lettere dalla prigionia non cita nemmeno l'inesattezza dell'indirizzo. Da quel che so è piuttosto strano che Moro abbia commesso un errore simile. Aveva una memoria formidabile, infatti fornisce sempre indicazioni molto precise quando affida la consegna delle sue lettere a un qualche intermediario. Non si può escludere tuttavia che, date le circostanze, abbia confuso gli indirizzi. 
Seconda misteriosa circostanza. Saltiamo avanti nel tempo e giungiamo al novembre 2011. Proprio in Via Ajaccio viene rinvenuto un pacco bomba, gli stessi inquirenti definiscono l'azione atipica (leggi qui), non seguono rivendicazioni, non mi risulta che le indagini abbiano portato a nulla di concreto. Fatto oscuro, assimilabili ad altri eventi di cronaca, se non fosse che pochi giorni prima un ricercatore indipendente aveva dichiarato sul proprio sito che stava approfondendo il tema della lettera di Aldo Moro a Tullio Ancora. La bomba non ha provocato alcun danno, ma forse ha ugualmente ottenuto il suo scopo, visto che gli articoli del ricercatore sono svaniti dal web, e non ne sono seguiti altri, anzi il sito è stato cancellato poco dopo.

Alle sette di mattina del 16 marzo '78 Tullio Ancora telefonò ad Aldo Moro? Cosa si dissero?
L'errore nell'indirizzo del dottor Ancora fu davvero una svista o Moro ha fornito una qualche indicazione?
Chi e perché ha piazzato una bomba lungo Via Ajaccio nel novembre 2011?    

25 ottobre 2016

Il quotidiano "OLIMPICO"

Tra gli atti della Commissione Moro, VIII Legislatura, volume XLIII, a pagina 922 è riportato il documento 050714 del 14/04/1978 della DIGOS di Roma ("rilievi tecnici effettuati in occasione del sequestro di Aldo Moro e dell’eccidio della sua scorta"): clicca qui.
Tale documento allega anche i rilievi tecnici effettuati dal Gabinetto regionale della Polizia di Stato in merito al rinvenimento delle auto abbandonate in Via Licinio Calvo. L'elenco degli oggetti sottoposti ad esame riporta al numero 12, testualmente, "Il quotidiano 'Olimpico' edito il 17/3/1978".


Bisogna essere cauti, perché, sebbene associato ai rilievi tecnici eseguiti in occasione del sequestro Moro e sulle autovetture rinvenute in Via Licinio Calvo, il rapporto contiene informazioni che in realtà potrebbero riferirsi ad una provenienza diversa dei reperti. Se invece fosse tutto corretto, la presenza di un quotidiano del 17 marzo (guarda caso proprio il 17 marzo), dovrebbe finalmente chiudere la diatriba circa l'abbandono delle auto usate dai brigatisti, che a questo punto non potrebbe essere certamente avvenuto poco dopo l'eccidio di Via Fani del 16 marzo, ad eccezione di una delle tre vetture.

Tramite email ho segnalato il fatto alla Commissione "Moro 2", che si sta dedicando anche a questo aspetto. Attendiamo sviluppi. 

12 ottobre 2016

Manovre spericolate?

L'otto settembre 1993 il dirigente della Digos dottor Marcello Fulvi trasmette alla Procura della Repubblica di Roma, nella persona del dottor Ionta, una nota nella quale riporta informazioni e considerazioni "acquisite da fonte confidenziale" fatte pervenire da "un noto Organismo". 
Tra gli argomenti trattati c'è l'agguato di Via Fani, per il quale si conferma la dinamica acquisita processualmente, "salvo alcuni particolari".  Tra questi, si parla del ruolo di Rita Algranati, che attraversa la strada abbastanza lentamente da consentire alla Fiat 128 con targa CD, guidata da Mario Moretti, di posizionarsi davanti alle due auto di Moro. La nota continua così:
"Malgrado tale espediente, dopo pochi secondi accade un fatto che rischia di bloccare o di complicare l'intera operazione: due vetture in transito, infatti, si inseriscono casualmente tra la 128 e le auto interessate.
Il destino vuole che l'autista di Moro, con manovra repentina e spericolata, sorpassi queste due auto e fatalmente torni a posizionarsi dietro la 128; l'Alfetta di scorta segue l'altra vettura con manovra ancora più spericolata. "   
Davvero avvennero queste manovre spericolate? Che necessità c'era? Pura casualità?
Chi era a bordo delle vetture sorpassate ha assistito all'agguato, visto che parliamo della parte alta di Via Fani?