17 febbraio 2011

I traditori di Podgora.

Sono le ore 7,35 del 14 Aprile 1979. In un ufficio del Reparto Operativo Carabinieri di Roma, da una lato del tavolo siedono gli Ufficiali di P.G., dall'altro il signor Mariano Bini, che di professione fa il tassista. Quest'ultimo racconta che ha iniziato il suo turno di servizio intorno alle 21,50 del giorno precedente, dopo aver ritirato dalla carrozzeria l'autovettura con nominativo radio-taxi "Pisa 1".  
Poi descrive dettagliatamente i clienti saliti sul taxi:
- tre persone che si esprimevano in lingua francese (un uomo, una donna, un bambino)

- una ragazza di circa venticinque anni
- un uomo di circa trent'anni che indossava abiti femminili
- una signora di circa sessant'anni
- una ragazza di circa venti anni
- un'altra ragazza di circa venti anni
- una coppia  di probabile nazionalità tedesca, entrambi sopra i quarant'anni
- un uomo ed una donna di probabile nazionalità spagnola
- due uomini e due donne che si esprimevano in lingua portoghese
- una coppia di giovani americani

Il signor Bini afferma poi che è solito controllare la vettura quando scendono i clienti, seppure superficialmente. Non ha idea di chi possa aver abbandonato nel taxi il borsello che gli viene mostrato, la sua sensazione è che possa essere stata la coppia tedesca, ma non ha alcun elemento per affermarlo con sicurezza. Infine dichiara che nel corso del servizio non si è accorto che qualche cliente avesse raccolto oggetti all'interno della vettura.  

Mariano Bini è stato convocato in caserma perché la coppia di giovani americani ha denunciato il ritrovamento di un borsello proprio su quel taxi. Non è un oggetto qualunque, perché contiene una pistola, caricatori e pallottole, una testina rotante IBM e numerosi strani oggetti, compresi documenti a firma Brigate Rosse. Tra questi, una scheda sul giornalista Mino Pecorelli, con la dicitura "da eliminare".  Pecorelli era stato assassinato meno di un mese prima, a Roma, ed i killer sono ad oggi sconosciuti, così come mandante e movente.  I cubiflashes, i tovagliolini Paloma, la testina L.I.G.H.T. Italic 12, la cartina del centro Italia,  sono possibili riferimenti al sequestro Moro, pertanto vengono disposte perizie che però negano la compatibilità con i comunicati BR dei 55 giorni. 

Nel 1979 Antonio Giuseppe Chichiarelli, che tutti chiamano Tony, ha trentuno anni ed è già un falsario conosciuto in ambienti criminali. Viene ucciso cinque anni dopo, ma inizialmente il suo nome non dice nulla agli inquirenti, nonostante piccoli precedenti per ricettazione. Saranno le indagini successive, e soprattutto le testimonianze della moglie e di alcuni amici a proiettarlo di diritto nelle vicende più oscure della Repubblica.  E' opinione pressoché unanime, sia tra gli storici sia tra i magistrati, che sia lui ad aver preparato il contenuto del borsello. Non solo. Quasi sempre, nei libri e su internet, si afferma senza mezzi termini che sia stato proprio lui ad abbandonare l'oggetto nel taxi.
Da dove nascono queste certezze? Dalle testimonianze della moglie di Tony, Chiara Zossolo, ed altri amici di lui.  Secondo la signora Zossolo, Tony lo ammette apertamente: l'ha lasciato apposta sul taxi, per dimostrare che non ci vuole nulla a fare imboccare una strada al posto di un'altra. 

Torniamo a Mariano Bini, ed alla lista dei clienti saliti sul suo taxi la notte tra il 13 ed 14 aprile 1979.  Chi sarebbe, Chichiarelli? Il tedesco? Lo spagnolo? Il portoghese? Il travestito? L'americano che inciampa sul borsello, lo raccoglie quatto quatto e solo ore dopo va dai carabinieri?
Alcune informazioni presenti nei verbali sono fatti, e messi in fila parlano meglio di un qualsiasi testimone. 
L'autovettura del signor Bini è una Fiat 124 Special. Non esattamente una Limousine. Il turista americano dichiara di aver inciampato sul borsello mentre scendeva dal taxi. Prima di loro, sedici persone erano salite sulla macchina,  e gli ultimi erano stati in tre sui sedili posteriori, ma evidentemente non avevano notato alcun borsello.

Tony Chichiarelli non ha lasciato il borsello sul taxi. Nessuno lo ha fatto. 
Lo studente americano avrebbe trovato il borsello verso l'una di notte, sarebbe andato in discoteca, due ore dopo lo avrebbe aperto vedendone il contenuto.  Andrà dai carabinieri verso le sei del mattino,  al reparto operativo guidato dal piduista Antonio Cornacchia.  
Chichiarelli forse ha redatto i documenti, ma il tutto è un depistaggio, organizzato nemmeno troppo bene. Dopo il suo assassinio, Chichiarelli diventa il responsabile perfetto per l'operazione. 
Per questa, come per altre. Tutto perché gli altri nomi sono probabilmente ancora vivi, vegeti ed operativi.  

2 commenti:

l'amerikano ha detto...

L'italoamericano che accompagnò i due americani a denunciare il fatto ai carabinieri, non era uno qualunque.Edoardo Carlo Gustavo Almagià Era un professore d'arte, indagato anche per commercio di opere d'arte (alcune dalla LIBIA ...vedi anche perchè no, Luciano dal Bello?) e quindi bazzicante lo stesso mondo del falsario d'arte Chichiarelli.

l'amerikano ha detto...

https://paw.princeton.edu/article/italy%E2%80%99s-antiquities-and-us-museums-qa-edoardo-almagi%C3%A0-%E2%80%9973